Nel pieno della crisi nel Golfo Persico, il prezzo del petrolio continua a crescere nonostante l’intervento dell’Agenzia Internazionale per l’Energia, che il 12 marzo ha annunciato un rilascio record di 400 milioni di barili dalle riserve strategiche.
L’iniziativa, però, non è bastata a frenare i mercati: la scorsa settimana il prezzo del greggio #Brent ha superato quota $ 100 al barile per la prima volta in quasi quattro anni!
Il motivo? Gli investitori temono un conflitto prolungato in Medio Oriente.
Gli attacchi a infrastrutture energetiche e la minaccia dell’#Iran di mantenere chiuso lo stretto di #Hormuz, dove transita il 20% del petrolio mondiale, accentuano i timori su nuove interruzioni dell’offerta così come successo in passato nelle prime fasi della guerra Russia-Ucraina.
Anche il maxi-rilascio delle scorte appare insufficiente: il taglio della produzione annunciato dai Paesi del Golfo (circa 10 milioni di barili al giorno) supera di gran lunga il volume immesso sul mercato.
Il risultato è una pressione continua sui prezzi globali dell’energia, con impatti diretti su costi industriali, logistica e soprattutto #inflazione nei Paesi importatori.

