A tenere banco nelle ultime settimane è stato lo spinoso rompicapo del debito pubblico americano che con la scadenza di giugno aveva raggiunto il suo limite prestabilito e che doveva essere rinegoziato.
Missione non facile, in un clima politico totalmente diviso fra Casa Bianca e Congresso, in quanto quest’ultimo non rispecchia appieno il colore politico del Presidente.
Il Congresso, infatti, sia senato che camera, non vede una predominanza netta dei democratici (sono pressoché pari in senato ed in minoranza alla camera).
Nel corso degli ultimi 30 anni il tetto del debito è stato alzato numerose volte, con maggiore frequenza e intensità durante le crisi, come quella del 2008 e del 2020.
A gennaio è stato raggiunto il limite di debito di 31,4 trilioni di dollari!
In quanto valuta di riserva mondiale, qualsiasi insolvenza sui titoli del Tesoro statunitensi avrebbe scosso in maniera importante i mercati globali.
Ma tutto è bene quel che finisce bene: dopo settimane di discussioni, l’accordo è stato trovato fino a gennaio 2025 e lo spauracchio dello shutdown, ovvero l’arresto delle attività governative non essenziali, è stato per l’ennesima volta scongiurato.
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