Si è concluso da poco il primo semestre dell’anno con mercati finanziari a dir poco spumeggianti.
Tutti i principali indici mondiali hanno fatto registrare performance positive.
L’azionario americano, sopra tutti, ha superato le aspettative degli analisti : lo #S&P500, l’indice di riferimento dell’equity globale, ha riportato un +12,7% mentre si è distinto il #Nasdaq100, l’indice tecnologico della Borsa USA, che, trainato dall’Intelligenza Artificiale e dalla domanda di semiconduttori e chip, si è attestato ad un + 34,3%.
Il #Nikkei225 giapponese, con un rialzo del 25,3%, ha raggiunto il livello più alto dal 1990!
In Europa (per una volta tanto !) si è distinto il nostro #FtseMib che, con un rialzo di oltre il 14%, è riuscito a superare Parigi e Francoforte.
Tuttavia queste performance, dovute principalmente ad una costante diminuzione del tasso di inflazione globale e ad una prospettiva di recessione più attenuata, non devono trarci in inganno.
Le banche centrali non hanno terminato la loro politica restrittiva di rialzo tassi e la curva dei rendimenti di molti paesi risulta ancora invertita.
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