Le recenti operazioni militari tra #USA, #Israele e #Iran hanno aumentato l’instabilità in Medio Oriente, portando – tra le altre conseguenze – alla chiusura temporanea dello Stretto di #Hormuz, snodo critico per il 20% del petrolio mondiale.
Questo ha spinto al rialzo i prezzi dell’energia: #gas europeo +75% da inizio anno e #petrolio che ha toccato la punta massima di 120 dollari al barile.
Nonostante la complessità dello scenario, i mercati stanno mostrando una certa #resilienza, prezzando l’ipotesi di tensioni circoscritte.
Un conflitto prolungato potrebbe però riaccendere pressioni #inflazionistiche, e portare quindi ad un cambio di rotta da parte delle Banche Centrali che si vedrebbero costrette a rivedere la politica sui #tassi di interesse.
In questa fase resta cruciale mantenere #prudenza, #diversificazione e #flessibilità per cogliere eventuali opportunità una volta che il quadro geopolitico inizierà a stabilizzarsi.
Storicamente, gli shock geopolitici tendono infatti ad avere effetti relativamente contenuti sui mercati oltre alla reazione iniziale.

