L’azienda è stata fondata nel 2010 a New York con l’obiettivo di creare ambienti in cui persone e aziende potessero incontrarsi e svolgere al meglio il loro lavoro.
Ha esteso a livello mondiale il concetto di coworking (lavoro in condivisione) inteso come uno stile lavorativo che implica la condivisione con altre persone di un ambiente di lavoro, spesso un ufficio, mantenendo un’attività indipendente.
La società oggi conta 777 sedi sparse in 39 Paesi, che supportavano circa 906mila postazioni di lavoro.
Le cause che hanno portato alla crisi dell’azienda e, in generale, di questo modello di business sono le seguenti:
- discrepanza temporale tra l’assunzione di contratti di locazione a lungo termine e l’offerta di spazi di lavoro in affitto a breve termine
- l’avvento della pandemia che inevitabilmente ha costretto molti professionisti allo smartworking
- l’aumento dell’offerta di locali commerciali che inevitabilmente ha inciso sugli affitti e di conseguenza sui ricavi
A pensare che l’azienda nel 2019 era stata valutata la bellezza di 47 miliardi di dollari!!
Dal suo debutto in borsa l’ex startup ha perso più del 99% del proprio valore.
Nell’arco di un anno le su azioni sono passate da 130,8 a 1,05 dollari.
Pertanto, a breve la società potrebbe presentare istanza di fallimento.
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